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Mi ritrovo qui in veranda tra pailettes argentate e un fenicottero rosa – nuovo animale domestico di casa – a fissare le palle di Natale e viaggiare velocemente nel tempo. 
Sono diventata nostalgica e incline alla commozione. Vivo l’attimo pensando a quando sarà passato e so già che mi mancherà e allora devo tenermelo stretto questo momento e assaporarlo tutto, ma più lo assaporo più sento salire questa morsa nostalgica anticipata che è proprio una follia, lo so. 
Altre volte invece, come stamattina, ripenso agli ultimi Natali e mi accorgo di come alla mia vita sembra siano stati allacciati dei razzi propulsori pazzeschi mentre io, legata con una corda a un seggiolino di fortuna, traballo verso non si sa bene quale pianeta alieno. L’anno scorso avevo tra le braccia un neonato di appena 3 mesi e il pranzo del 25 l’ho passato con la fascia rigida addosso, cantando nenie africane mentre sbriciolavo il cibo sulla sua testolina. La volta precedente ero incinta senza ancora saperlo e tutti mi dicevano che ero magra e pallida e rispondevo loro con sincerità “no, è lo stress, lavoro troppo, sono stanca, ho bisogno di ferie”, quando invece il mio corpo si stava preparando alla fatica più grande che avesse mai affrontato. La gravidanza, l’insonnia, il parto, l’allattamento, le notti sveglia, la vita scandita dai bisogni altrui, mi hanno fatto morire e nascere continuamente, ogni volta un po’ diversa, con nuove consapevolezze, nuove gioie, nuovo amore, nuova energia. 
Quest’anno, nonostante mi senta come un mago ubriaco, che mentre farfuglia frasi nonsense estrae dal cilindro i regali da impacchettare e con un piede tiene chiusa l’anta della credenza (sì, lo so che esistono dei cosi per tenere chiusi cassetti e ante ma non li abbiamo ancora montati), muovendosi in modo buffo per far ridere il figlio (forse sono un clown?), c’è una novità che mai mai mai mai mai avrei pensato potesse darmi così tanta emozione. Un vocina ancora incerta, a tratti già impertinente, sicuramente paffuta e dolce, chiama “mamma”, cerca “mamma mamma” e piange “mamma muammuaaaa” mentre due braccine forzute si stringono all’altezza delle mie ginocchia e io, col cappello, i regali, la carta e i nastri, vacillo un po’, mollo tutto e stringo il mio piccolo R.
Buona colazione dalla vostra Liz!

   
           

   
 

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