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Questa notte mi sono tuffata in un fiume e ho passato il confine per il Messico. 

Tengo stretto nel lettone con me R., che nell’ennesima notte di sofferenza da dentizione furiosa si dimena come un’anguilla, alternando pianto e sonno. Mentre muove le gambette come se pedalasse sulla mia pancia, io vago nel dormiveglia e osservo inquieta il panorama monotono e tristanzuolo di Albuquerque – perché sì mi manca follemente Breaking Bad – dalla mia roulotte fatiscente.

Assieme ad altre donne, probabilmente altre poveracce con figli in fase denti (quanti secoli ci vogliono perché escano tutti?!), pianifichiamo la fuga in Messico, come le peggiori delinquenti ricercate dall’FBI. 

L’anguilla di fianco a me si gira più volte su se stessa, si siede e parla nel sonno, poi si stende in diagonale con la testa sulle mie gambe e i piedi giù dal letto. Io intanto mi sto tuffando vestita, davanti agli occhi increduli di tutti, dentro un fiume, saluto con la mano e ficco la testa sott’acqua. 

Riemergo in quello che a prima vista sembra il paradiso terrestre. Sono ricca, vivo in un resort 5 stelle, ho la piscina sul terrazzo e un brezza leggera mi smuove dolcemente i capelli 24/7. Bevo drink dal sapore di frutta esotica sconosciuta, mangio toast all’avocado come le “it girl” del globo e non ho la cellulite. 

Dopo qualche giorno di puro benessere, quando inizio a ricordare la mia brulla e deserta Albuquerque, sento uno schiaffo in faccia. R. si dimena e piagnucola, mentre lentamente il resort scompare e vedo solo altra terra, altra polvere, altra miseria. 

Vorrei sapere come finisce il sogno, ma la mia anguillina si è svegliata e mi sta mordendo il naso. Apro gli occhi e i suoi occhioni meravigliosi mi osservano. 

Buona colazione dalla vostra Liz! 

   
    
   

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