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Dai primi di settembre sento dentro di me un inarrestabile desiderio di cambiamento, qualcosa di profondo, non il solito castello di buoni propositi. Medito da giorni e non ho ancora agito, perché questa volta deve essere (abbastanza) definitivo. 

Ho letto il libro sul metodo del riordino di Marie Kondo (Il magico potere del riordino) e, oltre al proposito di iniziare a seguirne le linee guida, un concetto su tutti mi ha colpita, ossia il conservare solo oggetti che ci fanno battere il cuore. Quindi i vestiti che non ci emozionano, le scarpe che abbiamo comprato solo perché erano in saldo ma poi non usiamo, gli asciugamani di quel colore che ci fa venire male allo stomaco, via! Fuori da casa! Possiamo buttarli, rivenderli o donarli alle associazioni di volontariato, purché non restino a “soffrire” nei nostri armadi. Il concetto che mi ha sconvolto è quello del ruolo che ogni oggetto ha e ha avuto nella nostra vita. Un regalo indesiderato? La sua funzione era essere ricevuto, per cui ora ha esaurito il suo compito e possiamo lasciarlo andare. Bellissimo e liberatorio, no?

Prima di cominciare a seguire il metodo, Marie invita il lettore a compiere una riflessione ancora più profonda: individuare l’ideale di vita cui si aspira. Poiché riordinare nei termini e nelle modalità indicate nel libro comporta il mettere in ordine la propria vita, sostanzialmente, e quindi il passato, gettando inesorabilmente le basi per il futuro. Sapere che futuro si desidera aiuterà a selezionare meglio gli oggetti da tenere in casa e la nuova distribuzione degli spazi. 

Bravissima Marie, hai ragione. Ok. 

… 

E’ una domanda difficilissima! Sono settimane che mi interrogo e forse, solo in queste ore, sto giungendo ad una risposta onesta. 

Dopo la nascita di mio figlio è cambiato tutto. Non ho più il tempo di prima e ho bisogno di velocità, funzionalità, semplicità. Il mio corpo non è più lo stesso, seppure in modo impercettibile e ho nuove abitudini, nuovi ritmi, nuovi impegni. Sento che la casa nella sua interezza deve adeguarsi. I vestiti che indossavo prima della gravidanza mi entrano, ma non mi parlano. Li osservo appesi nell’armadio, tristi, mentre mi raccontano una storia. Appartengono tutti a una Liz che non c’è più? Qualcuno può essere rianimato? Non ho ancora nessuna risposta, ma so che arriverà.

Quella che invece continua ad emozionarmi è la mia collezione di servizi da tè vintage, ereditati dalla nonna o comprati nei mercatini. Guardate che delizia, non vi sentite più felici al pensiero di fare colazione così?

Baci dalla vostra Liz!

 

           

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